Casa Scaramangà rappresenta una delle principali testimonianze storiche e architettoniche della Trieste asburgica, legata alla memoria della famiglia Scaramangà, antica casata di origine greco-bizantina insediata in Italia da diversi secoli. Il nucleo familiare triestino prese forma tra l’Ottocento e il Novecento, diventando un punto di riferimento per l’economia e la cultura della città.
Il palazzo
Il palazzo che ospita la Casa Scaramangà, situato in una posizione privilegiata sul Canal Grande con ingresso su via Filzi, è un edificio in stile neoclassico, ristrutturato e sopraelevato nel 1837 dall’architetto Antonio Buttazzoni, che vi aggiunse due piani e una mansarda. La famiglia Scaramangà acquistò il palazzo in quel periodo e vi abitò costantemente fino alla metà del Novecento.
Una famiglia tra culture
Durante il periodo asburgico, la posizione sociale ed economica della famiglia Scaramangà è emblematica della vivace multiculturalità di Trieste: cittadini di fede ortodossa e di origine greco-bizantina, ma perfettamente integrati nello sviluppo economico e sociale della città, che proprio in quegli anni si apriva ai traffici mondiali e all’influenza centro-europea.
Giovanni Scaramangà
Il periodo che va dagli ultimi decenni dell’Impero asburgico al primo dopoguerra coincide con l’apice della fortuna familiare: Giovanni Scaramangà (1872–1960), erede della famiglia, si distinse come imprenditore e figura pubblica, entrando nella vita politica ed economica della città già dal 1905.
- Nel 1911 divenne membro di alcuni organismi di rappresentanza, contribuendo attivamente alla vita culturale e sociale di Trieste.
- La sua passione per la storia locale lo portò a raccogliere una vasta collezione di oggetti, libri, stampe e dipinti, che oggi costituiscono il nucleo del museo.
Dal dopoguerra alla fondazione
Nel primo dopoguerra, nonostante i radicali mutamenti politici e sociali che investirono Trieste dopo la caduta dell’Impero austro-ungarico, la Casa Scaramangà continuò a essere uno spazio di cultura e prestigio. Il barone Giovanni Scaramangà di Altomonte, senza eredi, lasciò alla sua morte nel 1960 il suo appartamento e le sue collezioni a una fondazione oggi presieduta dal conte Rossetti de Scander, che ne cura la valorizzazione e la conservazione.
Il museo oggi
Dal 1962, l’appartamento è stato trasformato in museo grazie alla fondazione che porta il suo nome. Il museo espone il materiale raccolto a rotazione annuale e conserva:
- Arredi originali
- Mobili d’epoca
- Preziosi dipinti
- Una delle più ricche collezioni di stampe della città (circa 6.500 pezzi)
Oltre la conservazione
Le attività della Fondazione Scaramangà non si limitano alla conservazione e all’esposizione, ma includono anche:
- Ricerca storica
- Restauro
- Acquisizione di nuovo materiale
contribuendo così a mantenere vivo il ricordo e l’eredità di questa importante famiglia e della città di Trieste.
Curiosità
La visita alla Casa Scaramangà, oltre all’atmosfera d’epoca e alla ricchezza delle collezioni, offre l’opportunità di immergersi in una pagina di storia locale che ben illustra l’intreccio tra economia, cultura e architettura, dalla Trieste asburgica alla contemporaneità. La rigorosa politica di conservazione fa sì che siano vietate le fotografie all’interno del museo e che la visita sia possibile solo su prenotazione o durante specifiche giornate di apertura.