Francesco Penco

Scheda Storica - Trieste

Francesco Penco (Trieste, 10 aprile 1871 – Trieste, 29 dicembre 1950) è stato un fotografo e cineoperatore triestino, figura chiave nella documentazione visiva della città tra la fine dell'Ottocento e la prima metà del Novecento.

Si formò nell'atelier fotografico della famiglia Manenizza in Piazza della Borsa 11, uno degli studi più prestigiosi di Trieste, fondato da Spiridione Manenizza che nel 1881 aveva rilevato l'antico Atelier Rottmayer. Nel 1898, Penco intraprese un breve viaggio in America, sbarcando a Ellis Island il 25 maggio 1898 a bordo del transatlantico tedesco Werra. Tornato a Trieste, iniziò a collaborare con Emilia Manenizza (1853–1905), fotografa professionista e figlia di Spiridione, che sposò il 30 agosto 1904 nella chiesa di Santa Maria Maggiore.

Il 1902 segnò la svolta verso il fotoreportage. In febbraio documentò lo sciopero dei fuochisti del Lloyd Austriaco, violentemente represso con tredici morti tra operai e uno studente durante lo sciopero generale di solidarietà. In luglio si precipitò a Venezia per fotografare le macerie del Campanile di San Marco, crollato il 14 luglio.

Nel settembre 1904 inaugurò la fotografia notturna a luce elettrica, innovazione assoluta per Trieste. Penco progettò e costruì personalmente l'apparecchiatura, composta da due potenti riflettori da oltre 2.000 candele ciascuno, capaci di produrre fino a 250 fotografie all'ora. Lo studio si pubblicizzava come "il primo studio fotografico a luce elettrica per assunzioni artistiche".

Dopo la morte di Emilia nel 1905, Penco continuò l'attività come "F. Penco successore di E. Manenizza", trasferendo lo studio in diverse sedi lungo il Corso. Nel 1906 realizzò un importante reportage fotografico commissionato sulla città di Fiume (Rijeka).

La modernità compositiva di Penco lo distingue dai fotografi dello studio posato: i suoi scatti catturano la Trieste di Svevo, Saba e Joyce — bambini scalzi e signore eleganti, armatori e scaricatori, politici e cantanti lirici, strilloni e lettori di gazzette sportive.

Nel 1921, cinquantenne, chiese al Commissario Straordinario per Trieste l'autorizzazione a esercitare l'attività cinematografica, proponendosi di introdurre "la cinematografia nelle famiglie" e di documentare la vita triestina per farla conoscere in tutto il Regno. Da quel momento adottò la doppia ripresa — fotografica e cinematografica — caso unico nel panorama triestino.

L'archivio di Penco comprende circa 80 stampe originali conservate nella Fototeca dei Civici Musei di Trieste e circa 10.000 metri di pellicola cinematografica, riscoperti dal collezionista Claudio Erné in circa 70 scatole metalliche abbandonate in una cantina nel rione di Ponziana. Questi cinegiornali, girati tra gli anni Venti e il 1948, documentano Trieste, Muggia, il Carso, Fiume, Pola e l'Istria — materiale unico rispetto agli archivi dell'Istituto Luce.

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