Palazzo del Tergesteo è un edificio storico di grande rilievo nel centro di Trieste, situato nelle vicinanze di Piazza della Borsa e Piazza Unità. Fu progettato dall'architetto Francesco Bruyn (architetto aulico belga, coadiuvato da A. Pizzola per la galleria) e costruito in soli due anni, con l'inaugurazione che avvenne la sera del 24 agosto 1842. L'edificio fu eretto sul sito dell'antica Dogana Vecchia per iniziativa della "Società del Tergesteo".
Il Nome
Inizialmente il palazzo avrebbe dovuto chiamarsi semplicemente "Palazzo di Trieste". Fu lo storico Pietro Kandler a suggerire il nome latino "Tergesteo" — il nome romano della città — in linea con una moda austriaca del momento che amava i titoli aulici alla maniera del Johannaeum o dell'Augusteo viennesi.
I Sette Fondatori
La fondazione del Tergesteo si deve a un gruppo di sette influenti uomini d'affari triestini, spesso paragonati ai "sette samurai":
- Pasquale Revoltella — banchiere partito da zero, poi vicepresidente della Compagnia del Canale di Suez, figura emblematica dell'aristocrazia del denaro triestina
- Carlo Lodovico de Bruck — tedesco, fondatore e presidente del Lloyd Austriaco, più volte ministro dell'Impero
- Nicolò Craigher — friulano, console generale del Belgio a Trieste, rappresentante della banca viennese Arnstein & Eskeles
- Carlo Antonio Fontana — triestino, finanziatore del giornale patriottico La Favilla
- Giuseppe Brambilla — milanese, ideatore della struttura della galleria interna
- Pompeo de Panzera — presidente e direttore, ritratto in chiave caricaturale dallo scrittore Giuseppe Caprin
- Marco Pigazzi — si occupò della demolizione della Dogana Vecchia, operazione in cui rimise anche denaro di tasca propria
Architettura e Costruzione
La costruzione, costata circa due milioni di lire austriache, rappresenta una delle ultime testimonianze dello stile neoclassico a Trieste — definita dal critico Silvio Benco "l'epigono del Neoclassico triestino". La pianta è a forma di croce greca, composta da quattro corpi di fabbrica separati da una galleria centrale al piano terra, coperta da una struttura a spioventi con intelaiatura metallica, ispirata alla Galleria de Cristoforis di Milano.
Un dettaglio architettonico raffinato, scoperto dallo storico Marco Pozzetto, è la presenza dell'entasi sugli spigoli dell'edificio: un leggero rigonfiamento convesso a circa un terzo dell'altezza, ispirato dall'architetto Nobile, che applica i principi della prospettiva sferica per dare visivamente la sensazione della tensione portante della struttura.
La filosofia estetica del palazzo fu dettata dagli stessi committenti commercianti, che con una sorta di "calvinistica antipatia per i fronzoli" imposero l'eliminazione di fregi, balconcini, colonne e timpani. Il risultato fu un'architettura essenzialmente funzionalista: un edificio dove, come disse il critico Benco, Mercurio (dio del commercio) ebbe la meglio su Apollo (dio delle arti).
Gli ingressi principali si trovano su quattro lati dell'edificio:
- Piazza della Borsa
- Piazza Verdi
- Via del Teatro
- Via Einaudi
Durante il Periodo Asburgico
Durante il periodo asburgico, il Palazzo del Tergesteo divenne il cuore dell'attività finanziaria di Trieste. Ospitò:
- La Borsa triestina dal 1844 al 1928
- Sede del Lloyd Austriaco dal 1857 al 1883
Il piano terra era dedicato all'attività commerciale grazie alla galleria, mentre i piani superiori ospitavano uffici e appartamenti residenziali.
Figure Culturali Legate all'Edificio
Notevole è la presenza di figure culturali legate all'edificio in questa epoca:
- Lo scrittore Italo Svevo lavorò nella filiale della Unionbank al primo piano e ambientò qui alcune parti de La coscienza di Zeno
- Il compositore Ferruccio Busoni trascorse la sua infanzia nell'appartamento sul Teatro Verdi
Curiosità: Il Canalpiccolo e la Dogana Vecchia
Prima della costruzione del Tergesteo, chi si recava al Teatro Nuovo era costretto ad attraversare l'antica Dogana Vecchia semplicemente per evitare le strade fangose e maleodoranti generate dal Canalpiccolo, che all'epoca era ancora scoperto e raccoglieva i liquami provenienti dalla Cittavecchia. La costruzione del Tergesteo segnò non solo una trasformazione urbanistica, ma il simbolico passaggio di Trieste verso una mentalità profondamente borghese e imprenditoriale — e la fine del Neoclassicismo puramente estetico.
Nel Primo Dopoguerra e Oltre
Nel primo dopoguerra e oltre, il palazzo subì diverse trasformazioni e vicissitudini:
- Durante la seconda guerra mondiale fu occupato dalle forze tedesche
- Nel periodo del Territorio Libero di Trieste ospitò un circolo ricreativo per l'esercito britannico
- Dopo il ritorno di Trieste all'Italia, subì un significativo restauro terminato nel 1957: demolito il soffitto di ferro e vetro della galleria, sostituito da una struttura in vetrocemento
- L'ultimo restauro, concluso nel 2011, ha riportato la galleria alla sua copertura originale in vetro e ferro, recuperando in parte l'aspetto ottocentesco
Palazzo del Tergesteo continua a essere un simbolo storico, architettonico e culturale di Trieste, con una storia profonda che riflette i cambiamenti della città dai tempi dell'impero asburgico attraverso le turbolenze del XX secolo.