Pietro Opiglia (Pola, 23 marzo 1877 – Trieste, 19 luglio 1948) è stato una figura fondamentale nella storia della fotografia e della documentazione storica di Trieste. Assunto dal Comune di Trieste il 21 dicembre 1908 come custode, Opiglia si distinse per la sua instancabile dedizione e rigore, diventando col tempo un vero e proprio archivista e fotografo ufficiale della città.
Documentazione urbanistica
La sua attività si è concentrata soprattutto sulla documentazione delle trasformazioni urbanistiche di Trieste, in particolare durante il periodo tra il 1925 e il 1926, quando fu incaricato di realizzare un reportage fotografico della "città vecchia". Questo nucleo di oltre 360 fotografie rappresenta una testimonianza preziosa della Trieste antica, prima delle profonde modifiche urbanistiche degli anni Trenta, che alterarono in modo definitivo la fisionomia dei quartieri storici, tra cui l'antica zona di Riborgo, sede della comunità ebraica.
Lavoro nei musei e eredità
Opiglia ha lavorato per oltre quarant'anni presso i musei civici triestini, lasciando un patrimonio inestimabile di immagini che oggi costituiscono il Fondo fotografico Pietro Opiglia, conservato presso la Fototeca del Comune di Trieste. Le sue fotografie sono state utilizzate in innumerevoli pubblicazioni e mostre, contribuendo a ricostruire la storia visiva della città.
Collaborazioni in arte e archeologia
Le sue competenze si sono estese anche all'arte e all'archeologia: Opiglia ha collaborato alla documentazione di opere d'arte, oggetti di oreficeria e mostre, tra cui la Mostra di Antica Oreficeria Italiana organizzata a Milano nel 1936. Ha inoltre realizzato fotografie di monumenti e opere d'arte in Istria e in altre zone della Venezia Giulia.
Riconoscimento postumo
Nonostante il suo ruolo centrale nella storia della fotografia triestina, Opiglia è rimasto a lungo una figura poco conosciuta, spesso priva di riconoscimento ufficiale. Solo negli ultimi anni la sua opera è stata rivalutata e celebrata, grazie a mostre, pubblicazioni e ricerche che hanno restituito alla città il valore del suo contributo.