Palazzo Viviani Giberti, situato al numero 35 di Viale XX Settembre a Trieste, è un esempio emblematico di architettura liberty, unico grande palazzo triestino firmato da un architetto italiano, Giuseppe Sommaruga, che lo progettò fra il 1906 e il 1907.
Inaugurato il 25 dicembre 1907, l'edificio si caratterizza per la raffinata modernità e l'eleganza dei dettagli decorativi, attestando la qualità elevata dell'impresa dei committenti, Cesare Viviani e Arturo Giberti, soci nell'impresa di costruzioni Viviani & Giberti, che funsero sia da committenti che realizzatori.
Progetto Originale
Originariamente il progetto contemplava la realizzazione di un Teatro filodrammatico dotato di due gallerie, platea e un ampio palcoscenico, uno spazio di rappresentanza e aggregazione culturale distinto dalla presenza del caffè concerto e del ristorante al piano terra, mentre i cinque piani superiori erano destinati ad abitazioni.
Evoluzione e Interni
Nel tempo il teatro divenne Cinema Eden e successivamente Cinema Ambasciatori, mantenendo così la vocazione culturale e di intrattenimento della città.
All’interno, la grande sala era decorata con:
- Affreschi di Giovanni Zangrando sulla copertura del vano scala
- Elementi in cemento realizzati da Carlo Pirovano
L'Esterno
L’esterno è arricchito da due statue femminili allegoriche, opera dello scultore Romeo Rathmann, che nella cultura popolare triestina vennero simpaticamente identificate come Barbara e Gigogin, due figure di intrattenitrici legate alla vicina casa di tolleranza Villa Orientale, celebrate anche in una canzone popolare.
Architettonicamente, il palazzo si distingue per:
- La facciata in intonaco lavorato a finta pietra
- I balconi decorati lungo le vie laterali Brunner e Gatteri
- Un balcone frontale con colonnato che si affaccia su Viale XX Settembre
Un fascione marcapiano floreale delimita la zona commerciale al piano terra, separandola dalle residenze ai piani superiori.
Contesto Storico
Nel contesto storico, il palazzo si inserisce nella Trieste del primo Novecento, ancora parte dell’Impero Austro-Ungarico, una città in trasformazione dove lo stile liberty rifletteva la modernità e il fermento culturale di quegli anni. Dopo la Prima Guerra Mondiale e il passaggio di Trieste all’Italia nel dopoguerra, l’edificio ha mantenuto la sua identità di luogo di aggregazione collegato alle nuove forme di spettacolo, adattandosi ai mutamenti sociali e culturali della città.
Oggi
Pur segnato dal tempo e dall'invecchiamento della facciata, Palazzo Viviani Giberti rimane un gioiello architettonico del liberty triestino, testimonianza vivida delle esperienze culturali e artistiche di inizio Novecento e un punto di riferimento per appassionati di storia, studenti e turisti interessati alla città e alle sue trasformazioni.