Salone degli Incanti

Scheda Storica - Trieste

Salone degli Incanti

Il mercato del pesce di Trieste è stato per oltre un secolo uno dei luoghi più vitali e identitari della città, punto di incontro tra commercianti, pescatori, massaie e curiosi, e simbolo della tradizione marittima triestina. La sua storia riflette le trasformazioni economiche, sociali e urbanistiche di Trieste tra Ottocento e Novecento.

Dalle origini alla “vecchia pescheria”

Le prime tracce di regolamentazione della vendita del pesce a Trieste risalgono al 1150, quando fu redatto uno statuto che disciplinava la commercializzazione del pescato.

La Nuova Pescheria: un’opera d’avanguardia

Alla fine del XIX secolo, per consentire l’ampliamento del punto franco e rispondere alle nuove esigenze igieniche e commerciali, si decise di costruire una nuova pescheria.

Dopo anni di dibattiti e rinvii, la scelta cadde su un’area tra il Molo Giuseppino e il Molo dei Pescatori. I lavori, affidati all’architetto Giorgio Polli e all’ingegnere Piero Zampieri, iniziarono nel 1911 e si conclusero nell’agosto 1913.

L’edificio, realizzato in stile eclettico con richiami basilicali, si distingueva per:

Il salone centrale, lungo 60 metri e largo 35, ospitava 146 banchi di vendita in pietra del Carso, serviti da acqua dolce e salata, mentre la torre laterale fungeva da serbatoio per l’acqua marina. La pescheria fu subito ribattezzata dai triestini “Santa Maria del Guato” (dal nome del pesce ghiozzo), per la sua forma che ricordava una chiesa.

Un luogo di vita, lavoro e memoria

La Nuova Pescheria divenne rapidamente un centro sociale e commerciale: qui si svolgevano le aste del pesce (“degli incanti”), la vendita al minuto, i controlli dell’Annona e le attività amministrative.

Il mercato era animato da:

In un’atmosfera vivace e popolare, immortalata da celebri fotografi come Pietro Opiglia, Ugo Borsatti e Adriano de Rota. La pescheria fu anche set cinematografico per film come “Senilità” di Bolognini (1962) e “Il Padrino parte II” di Coppola (1974).

Declino e trasformazione

Dopo la Seconda guerra mondiale, la pescheria iniziò un lento declino, segnato da:

Le ragioni furono di natura economica, igienica e logistica, ma anche il mutamento delle abitudini alimentari e della distribuzione. Le luci della pescheria si spensero definitivamente il 31 dicembre 1998, segnando la fine di un’epoca e la “polverizzazione di un luogo di incontro quotidiano e di aggregazione sociale”.

Il Salone degli Incanti: la rinascita culturale

Nel 2006, l’ex pescheria è stata trasformata nel Salone degli Incanti, centro espositivo d’arte moderna e contemporanea, restituendo alla città un edificio di grande pregio architettonico e simbolico.

Oggi il Salone ospita mostre, eventi e manifestazioni culturali, mantenendo viva la memoria di un luogo che per quasi un secolo ha rappresentato il cuore pulsante della Trieste popolare e marittima.

Lo storico mercato del pesce di Trieste rimane così un simbolo della città, della sua identità marinara e della capacità di trasformare la memoria collettiva in nuove forme di vita e cultura urbana.

Entità correlate

Nessuna entità correlata disponibile.

Foto collegate

Esplora