Mare e porto

I Cosulich, armatori di Trieste: da Lussinpiccolo ai transatlantici per le Americhe

L'epopea della famiglia Cosulich: dai velieri di Lussinpiccolo all'Austro-Americana, dal Martha Washington del 1908 al cantiere di Monfalcone, fino a Saturnia e Vulcania. La dinastia armatoriale che portò Trieste oltre oceano.

Poche dinastie hanno legato il proprio nome all'Adriatico come la famiglia Cosulich, armatori. Trieste li accolse nel 1889, quando i fratelli Callisto e Alberto lasciarono l'isola di Lussino con una flotta di velieri e un'intuizione precisa: il futuro della navigazione apparteneva al vapore, e la sua capitale non poteva che essere il grande porto dell'Impero asburgico. In poco più di una generazione, quella famiglia di capitani lussignani avrebbe costruito una compagnia di navigazione capace di collegare l'Adriatico alle Americhe, fondato uno dei cantieri più moderni d'Europa e varato transatlantici entrati nella storia.

Le origini a Lussinpiccolo: una famiglia di capitani

I Cosulich vivevano di mare da secoli a Lussinpiccolo, sull'isola di Lussino nel golfo del Quarnero, dove le fonti genealogiche li ricordano già nel Cinquecento. L'iniziatore delle fortune moderne della famiglia fu il capitano marittimo Antonio Felice Cosulich (1816-1884), che già negli anni Cinquanta dell'Ottocento possedeva, insieme ai fratelli, velieri come il Gloria, il Marco e l'Elena, costruiti nei cantieri di Trieste e di Fiume. Era una marineria fatta di legno, vento e parentele: i carati delle navi si dividevano tra cugini e cognati, e ogni famiglia dell'isola contava almeno un capitano di lungo corso.

I profitti della Guerra di Crimea

La svolta arrivò con la Guerra di Crimea (1853-1856). Gli eserciti francese e britannico avevano urgente bisogno di navi per la logistica e i noli toccarono cifre straordinarie: i velieri lussignani, compresi quelli dei Cosulich, lavorarono per quasi due anni a tariffe altissime (Fonte: Treccani, Dizionario Biografico degli Italiani). I guadagni permisero alla famiglia di rinnovare e ampliare la flotta a vela, accumulando il capitale che avrebbe finanziato il grande salto.

Il trasferimento a Trieste: la rivoluzione del vapore

Negli anni Ottanta dell'Ottocento il veliero stava ormai perdendo la sfida con il piroscafo, e la piccola Lussino non poteva più offrire infrastrutture portuali, creditizie e commerciali adeguate. Nel 1889 i figli di Antonio Felice — Callisto, Alberto e Fausto Cosulich — trasferirono l'attività a Trieste, l'emporio in piena espansione dell'Impero austro-ungarico dopo l'apertura del Canale di Suez. Nello stesso anno acquistarono in Inghilterra il loro primo piroscafo, battezzato Elena Cosulich: fu il segno della trasformazione dell'impresa familiare da armatrice di velieri a moderna compagnia di navigazione a vapore. Nei primi anni triestini la flotta operava soprattutto nel tramping, la navigazione libera su rotte dettate dai noleggiatori, toccando porti di mezzo mondo.

L'Austro-Americana e le rotte oceaniche

Nel 1895 gli spedizionieri Gottfried Schenker e August Schenker-Angerer, con l'inglese William Burell, avevano fondato a Trieste l'Austro-Americana, una linea merci tra l'Adriatico e il Nord America. Approfittando della crisi economica del 1900, i fratelli Cosulich acquisirono prima un terzo della società e poi il controllo: nel 1902 Burell cedette loro la sua quota e nel 1903 la compagnia divenne l'Unione Austriaca di Navigazione (Austro-Americana e Fratelli Cosulich). La sfida era enorme: competere con colossi come il Norddeutscher Lloyd, la Hamburg-Amerika Linie e la Cunard. Eppure nel 1906 la società possedeva già 24 piroscafi, aveva ottenuto dal governo di Vienna un contratto postale decennale — e con esso ingenti prestiti dalle banche viennesi, che portarono il capitale sociale a 18 milioni di corone — oltre al diritto di imbarcare emigranti italiani da Palermo e Napoli. Le stesse compagnie tedesche, che pure avevano provato a operare linee proprie da Trieste, finirono per partecipare al capitale dell'Unione Austriaca abbandonando il campo: i lussignani avevano vinto la prima battaglia. Nel 1907 entrarono in servizio i grandi piroscafi di costruzione inglese Alice, Argentina, Laura e Oceania, e venne inaugurata anche la linea diretta con l'America Latina, destinata a legare per sempre il nome dei Cosulich all'emigrazione giuliana, istriana e dalmata verso il Río de la Plata.

Il Martha Washington e la grande emigrazione

Il 9 aprile 1904 il piroscafo Gerty salpò da Trieste per New York: era il primo viaggio di linea regolare per passeggeri di quella che il mondo avrebbe conosciuto come Cosulich Line. Nel novembre dello stesso anno la Georgia partì con 1.156 emigranti a bordo. Il flusso crebbe così in fretta che nel 1906 la famiglia creò a Servola la Casa dell'Emigrante, riadattando il vecchio Ospizio Marino in una struttura capace di ospitare oltre mille persone in attesa d'imbarco — l'edificio esiste ancora, ed è oggi la sede dell'Istituto Comprensivo Italo Svevo — mentre l'ufficio passeggeri trovò sede nell'Hotel de la Ville sulle rive. Da quei moli — gli stessi che oggi guardiamo passeggiando verso il Molo Audace — partirono per le Americhe centinaia di migliaia di emigranti dell'Europa centrale e meridionale.

La nuova ammiraglia arrivò nel 1908: il Martha Washington, costruito in Scozia, salpò da Trieste per New York il 23 marzo 1908 nel suo viaggio inaugurale. Era il primo transatlantico della compagnia dotato di sistemazioni di lusso per la prima classe, accanto agli spazi per circa duemila emigranti in terza.

Il Cantiere Navale Triestino e la company town di Panzano

La debolezza della corona austriaca sulla sterlina rendeva sempre più costose le commesse estere. La famiglia decise allora di dotarsi di un cantiere proprio: su suggerimento di Arturo Rebulla, podestà di Monfalcone e amico di Oscar Cosulich, la scelta cadde sulle paludi della baia di Panzano. Lo statuto fu approvato il 9 novembre 1907 e il 3 aprile 1908 nacque ufficialmente il Cantiere Navale Triestino, diretto dall'ingegnere navale britannico James Stewart con capi e operai britannici incaricati di formare le maestranze locali.

Attorno al cantiere i Cosulich edificarono una vera company town:

  • case per le maestranze con famiglia e alberghi per operai e impiegati single
  • asili, scuole, un ospedale e cooperative sociali
  • teatro, luoghi di ritrovo e società sportive

Fu un'operazione di bonifica e di ingegneria sociale senza precedenti nella regione: dove c'erano paludi malariche sorse in pochi anni uno dei complessi industriali più moderni dell'Impero. Il 1° giugno 1908 venne impostata sugli scali la prima costruzione, il piccolo piroscafo Trieste per la società Dalmatia, sceso in mare già il 20 ottobre dello stesso anno. E dagli scali di Panzano uscì il 9 settembre 1911 il Kaiser Franz Joseph I: con oltre 12.500 tonnellate era il più grande transatlantico mai varato fino ad allora nel Mediterraneo, destinato a diventare l'ammiraglia della marina mercantile austro-ungarica.

Guerra, rinascita e gli anni d'oro: Saturnia e Vulcania

La Prima guerra mondiale rase al suolo il cantiere, finito esattamente sulla linea del fronte dell'Isonzo, e delle 31 navi anteguerra ne sopravvissero appena dieci. Eppure la famiglia ricostruì tutto, ancor prima che i territori fossero formalmente trasferiti al Regno d'Italia, facendo di Monfalcone una struttura più moderna ed efficiente di prima: nel marzo 1919 la società, passata sotto bandiera italiana e tornata interamente in mani familiari, assunse il nome di Cosulich Società Triestina di Navigazione. Negli anni Venti Oscar e Augusto Cosulich compirono la scelta più audace: dotare le due nuove ammiraglie di motori diesel, costruiti a Trieste su licenza Burmeister & Wain — i più grandi motori a combustione interna mai realizzati fino ad allora. Per formare gli equipaggi venne perfino aperta a Trieste una scuola per macchinisti navali diesel, mentre i quattro enormi propulsori prendevano forma alla Fabbrica Macchine Sant'Andrea. Le motonavi Saturnia (1927) e Vulcania (1928) univano tecnica da primato, interni sontuosi firmati da artisti rinomati e una campagna pubblicitaria d'avanguardia: il nuovo logo della compagnia — una C sormontata dal nodo Savoia — fu disegnato da Argio Orell con la stamperia Modiano, mentre il misterioso A. Dondoli firmò il manifesto del pellerossa che osserva stupito la prua affilata della Saturnia, ancora oggi tra i più celebri della storia dei trasporti.

Il declino: la grande crisi e Italia Flotte Riunite

I debiti contratti per l'assorbimento del Lloyd Triestino e la Grande Depressione del 1929 misero in ginocchio il gruppo. Nel 1932 il governo fuse Cosulich, Lloyd Sabaudo e Navigazione Generale Italiana in Italia Flotte Riunite; con la riorganizzazione dell'IRI di fine 1936 il nome Cosulich scomparve per sempre dalle linee di navigazione. La famiglia rimase però ai vertici dell'industria marittima pubblica italiana, portando nei nuovi enti di Stato quella cultura imprenditoriale collegiale maturata in quasi un secolo di armamento.

L'eredità dei Cosulich a Trieste oggi

La memoria della dinastia sopravvive in città: nelle collezioni marittime, negli edifici dell'epoca dell'emigrazione, nelle banchine del Porto Vecchio che videro partire i piroscafi per New York e il Sud America, e soprattutto in Villa Cosulich a Gretta, la residenza neoclassica acquistata nel 1920 da Antonio Cosulich al ritorno dall'Argentina — donde l'altro nome di Villa Argentina — rimasta alla famiglia fino al 1980 e il cui grande parco è oggi pubblico. A un secolo e mezzo dal loro arrivo in città, la storia di Trieste come porto oceanico parla ancora, e forte, il nome dei Cosulich.

Aggiornato il: