Il Lazzaretto di San Carlo rappresenta una testimonianza storica fondamentale nel contesto sanitario e commerciale della città di Trieste, soprattutto nel periodo asburgico e del primo dopoguerra.
Storia della Costruzione
La costruzione ebbe inizio intorno al 1720 e fu completata nel 1723, su iniziativa della Suprema Commissione del Commercio con sede a Graz, in risposta alle necessità imposte dalla crescente importanza di Trieste come porto franco, sancito dalla patente di Carlo VI d’Asburgo nel 1719. Questo lazzaretto sorse nell'area di Campo Marzio, fra la terraferma e lo scoglio dello Zucco, e fu dedicato a San Carlo Borromeo, patrono della sanità.
Struttura e Caratteristiche
Si trattava di una vera e propria cittadella fortificata, concepita per contenere e isolare i casi sospetti di peste e altre epidemie che minacciavano la città grazie a un muro perimetrale alto circa quattro metri e mezzo (tre Klafter).
La struttura comprendeva:
- Due cortili:
- Uno destinato alle guardie incaricate di sorvegliare la quarantena.
- Uno per alloggiare i marinai in attesa.
- Un magazzino per le merci da sottoporre a quarantena.
- Una chiesa dedicata a San Carlo Borromeo.
Materiali Utilizzati
Il materiale utilizzato per la costruzione fu prevalentemente la pietra proveniente dalle cave di Aurisina, poiché Venezia, gelosa del potenziale commerciale di Trieste, si oppose alla fornitura di mattoni da Pirano.
Ruolo nel Settecento e nell’Ottocento
Nel corso del Settecento e dell’Ottocento il Lazzaretto San Carlo svolse un ruolo cruciale nella prevenzione delle epidemie, anche se ben presto la sua posizione divenne troppo vicina alle nuove espansioni urbane, rendendolo insufficiente per il crescente traffico marittimo. Per questo motivo, nel 1768 si costruì il Lazzaretto di Santa Teresa, che prese in carico le navi con casi sospetti di malattie contagiose gravide di quarantena completa di 42 giorni. Il Lazzaretto di San Carlo venne quindi denominato "Lazzaretto Vecchio" e continuò ad operare come struttura sussidiaria, riservata a navi con patente netta con quarantena più breve.
Aspetti Sociali e Culturali
Dal punto di vista sociale e culturale, il Lazzaretto di San Carlo era quasi una piccola comunità: poteva ospitare equipaggi in isolamento, medici e personale di sorveglianza, con una rigida organizzazione per prevenire la diffusione di malattie, considerando anche che Trieste era un crocevia commerciale cruciale dell’Impero Asburgico. Questo ha lasciato segni importanti nell’identità storica della città, riflettendo le trasformazioni delle politiche sanitarie e commerciali tra XVIII e XX secolo.
Declino e Eredità
Con il passare dei decenni e le evoluzioni sanitarie post-primo dopoguerra, il lazzaretto perse lentamente di importanza fino a cessare le sue funzioni originali, con resti architettonici oggi visibili nella zona di Campo Marzio come memoria di quel periodo.