Trieste sotto la dominazione francese: i sedici anni napoleonici (1797-1813)
Tre occupazioni francesi, il Trattato di Schönbrunn, le Province Illiriche, l'assedio del Castello di San Giusto e l'esilio dei Napoleonidi: i sedici anni in cui Trieste perse e ritrovò il porto franco.
La Trieste napoleonica è il capitolo più turbolento della storia moderna della città. Tra il 1797 e il 1813 il cuore commerciale e porto franco dell'Impero asburgico fu occupato tre volte dalle truppe napoleoniche, annesso a un governatorato francese centrato su Lubiana, e ospitò in esilio metà della famiglia Bonaparte. La città tornò a Vienna soltanto dopo l'assedio del Castello di San Giusto. Sedici anni che sconvolsero la prosperità teresiana della città ma fissarono, paradossalmente, alcuni dei simboli ancora oggi visibili.
Un porto franco al centro delle guerre napoleoniche
Trieste prima del 1797
Alla fine del Settecento, Trieste era il principale porto dell'Impero austriaco: un porto franco autonomo concesso da Carlo VI nel 1719 e consolidato da Maria Teresa, con privilegi che la rendevano competitiva con Amburgo o Genova. La città era plurilingue, plurireligiosa, mercantile — e quasi indifesa dal punto di vista militare. Il Castello di San Giusto, quattrocentesco, aveva ormai da tempo cessato di essere una fortezza credibile.
Perché arrivò Napoleone
Dopo la campagna d'Italia del 1796-1797, il giovane generale Bonaparte sconfisse gli austriaci in Italia settentrionale e spinse verso est. Gli Asburgo trattarono frettolosamente i preliminari di Leoben (18 aprile 1797) e Trieste, indifesa, aprì le porte ai francesi.
La prima occupazione: Napoleone a Palazzo Brigido (aprile 1797)
Un solo giorno in città
Il 29 aprile 1797 Napoleone Bonaparte entrò personalmente a Trieste. Soggiornò a Palazzo Brigido, residenza del governatore austriaco Pompeo conte di Brigido. Fu l'unica visita che il futuro imperatore avrebbe mai compiuto in città.
La taglia dei ventimila fiorini
Napoleone impose a Trieste un'indennità di guerra di 20.000 fiorini, in parte mitigata grazie all'abilità diplomatica delle élite locali. La prima occupazione durò solo poche settimane: il 24 maggio 1797 l'esercito francese si ritirò secondo i termini di Leoben, e il conte Brigido tornò a governare la città. Il Trattato di Campoformio (17 ottobre 1797) sancì la prima restaurazione della sovranità austriaca.
Austerlitz e la seconda occupazione (1805-1806)
Otto anni dopo, la guerra della Terza Coalizione riportò i francesi. Dopo la catastrofica disfatta di Austerlitz (2 dicembre 1805) e la Pace di Presburgo (26 dicembre 1805), Trieste fu occupata una seconda volta, dalla fine del 1805 all'estate del 1806. La città tornò ancora sotto amministrazione austriaca, ma il messaggio era chiaro: l'espansione napoleonica verso l'Adriatico non era più un episodio isolato.
Le Province Illiriche (1809-1813)
Il Trattato di Schönbrunn
La terza e decisiva occupazione francese iniziò il 19 maggio 1809. Con il Trattato di Schönbrunn (14 ottobre 1809) Napoleone staccò dall'Impero asburgico un enorme fascia territoriale — Carinzia, Carniola, Istria, Dalmazia, Croazia, Litorale triestino, Trieste stessa — e la raggruppò in una nuova entità politica: le Province Illiriche (Provinces illyriennes), con capitale Lubiana (Laibach). Per la prima volta in secoli, Trieste non era più il cuore di un impero ma il porto marittimo di un governatorato francese.
I quattro governatori generali
Le Province Illiriche ebbero quattro governatori generali in meno di quattro anni:
- Auguste de Marmont (8 ottobre 1809 – gennaio 1811), maresciallo di Francia
- Henri-Gatien Bertrand (9 aprile 1811 – 21 febbraio 1813), gran maresciallo del palazzo imperiale
- Jean-Andoche Junot (21 febbraio – luglio 1813), già afflitto da disturbi mentali
- Joseph Fouché (giugno – ottobre 1813), inventore della polizia politica moderna
Ognuno aveva un rapporto personale con Napoleone ed esercitava il potere direttamente da Trieste, anche se la capitale ufficiale restava Lubiana.
Trieste, "capitale invernale" dell'Illiria
A partire dal 1810 Trieste funzionò di fatto come capitale invernale delle Province Illiriche, ospitando i governatori nei mesi freddi e operando come hub logistico per i commerci. Ma il porto franco fu sospeso e il blocco continentale napoleonico strangolò gli scambi: le ricche case mercantili si trasferirono a Vienna o a Genova, la disoccupazione esplose tra i portuali, la popolazione si contrasse. I francesi lasciarono a Trieste strade, decreti e écoles centrales — ma le tolsero il monopolio economico.
L'assedio di Trieste (ottobre-novembre 1813)
Arriva la Sesta Coalizione
Nell'agosto del 1813 le truppe austriache del generale Franz Tomassich invasero le Province Illiriche. Il 12 ottobre 1813 il feldmaresciallo Laval Nugent von Westmeath si presentò davanti alla città, sostenuto dal mare dallo squadrone navale britannico dell'ammiraglio Thomas Fremantle. L'assedio era iniziato.
Forze asimmetriche
- Assedianti anglo-austriaci: circa 3.500 uomini
- Guarnigione franco-italiana: non più di 800, comandata da un certo colonnello Rabie, asserragliato nel Castello di San Giusto
La rocca quattrocentesca era militarmente obsoleta. Palle di cannone colpirono le sue mura — uno dei rarissimi episodi bellici della sua lunga storia. La flotta britannica bombardava dal mare.
La capitolazione (2 novembre 1813)
Dopo tre settimane di resistenza, i francesi capitolarono il 2 novembre 1813. I numeri raccontano la vicenda: 63 morti o feriti tra gli assedianti, circa 150 morti e 641 prigionieri nella guarnigione francese. Gli Asburgo ristabilirono immediatamente il porto franco di Trieste — la vera ragion d'essere della città.
Due piazze per due vittorie
Dal convento francescano a Piazza Lützen
Il segno napoleonico più visibile nella città è l'attuale Piazza Attilio Hortis. Fino al 1796 ospitava il convento francescano medievale, fondato nel 1229 e soppresso nel 1783 dai decreti di Giuseppe II. I francesi demolirono i suoi resti nel 1813 per ordine del barone Angelo Calafatti, ricavando una piazza alberata battezzata Piazza Lützen in memoria della vittoria napoleonica del 2 maggio 1813.
Da Lipsia a Hortis
Entro la fine di quello stesso anno, con il ritiro francese, la piazza fu ridenominata Piazza Lipsia (Leipzig) — in onore della Battaglia delle Nazioni del 16-19 ottobre 1813, che aveva schiantato Napoleone. Successive ridenominazioni passarono per Piazza delle Scuole fino all'odierna Piazza Hortis, in memoria del filologo triestino Attilio Hortis.
I Bonaparte in esilio (1814-1830)
Una famiglia in fuga
In un paradosso della storia europea, la caduta di Napoleone trasformò Trieste in un rifugio per i Napoleonidi — membri della famiglia imperiale tollerati dagli Asburgo e sorvegliati dalla polizia austriaca. Tre Bonaparte e uno dei loro più formidabili servitori conclusero la propria vita politica lungo l'Adriatico.
Girolamo Bonaparte a Palazzo Romano
Girolamo Bonaparte, ex re di Vestfalia, e la moglie Caterina di Württemberg giunsero a Trieste nel 1814 mascherati sotto il nome di conte e contessa di Harz. Acquistò da Pietro Antonio Romano il Palazzo Romano, edificio neoclassico con rotonda pompeiana affacciata sul mare, sulla odierna via Diaz 19 (demolito nel 1936). La notte del 24 marzo 1815, pochi giorni dopo la fuga di Napoleone dall'Elba, Girolamo e il suo seguito uscirono dal palazzo travestiti da marinai e traversarono l'Adriatico fino ad Ancona per raggiungere l'imperatore per i Cento Giorni.
Elisa Baciocchi e Villa Murat
Elisa Bonaparte Baciocchi, sorella maggiore di Napoleone ed ex granduchessa di Toscana, giunse a Trieste nel 1814 con il marito Felice Pasquale Baciocchi. Intorno al 1816 la coppia acquistò la villa sul colle di Sant'Andrea che sarebbe poi stata chiamata Villa Murat; Felice fece aggiungere due ali, una rimessa e una cappella. Elisa morì nel 1820, ancora a Trieste.
Carolina Bonaparte Murat, Contessa di Lipona
Carolina Bonaparte Murat, sorella di Napoleone e vedova di Gioacchino Murat (giustiziato nel 1815), fuggì nell'Impero austriaco dopo i Cento Giorni. Si stabilì definitivamente a Trieste nel 1823, assumendo il titolo di Contessa di Lipona — anagramma di Napoli. Ereditò la villa Baciocchi, la ribattezzò Villa Murat e vi visse appartata, dedita ai libri e alla pittura, fino al 1830, quando si trasferì a Firenze. Morì nel 1839 a 57 anni; la villa fu demolita nel 1899, lasciando solo la terrazza del Passaggio Sant'Andrea.
Fouché, il capo della polizia, muore in esilio
Joseph Fouché, duca d'Otranto e ultimo governatore delle Province Illiriche, fu cacciato nel 1816 da Luigi XVIII e respinto da tutte le corti d'Europa. Ottenne la cittadinanza austriaca nel 1819 e si stabilì definitivamente a Palazzo Vicco, oggi sede dell'Arcivescovado. Vi morì il 26 dicembre 1820 di malattia polmonare e fu sepolto nella Cattedrale di San Giusto. L'inventore della polizia politica moderna concluse i suoi giorni, ironicamente, sorvegliato dalla stessa polizia austriaca che aveva insegnato all'Europa a temere.
Il Principe Napoleone ("Plon-Plon") nasce a Villa Necker
Nel 1822, alla Villa Necker, nasce il figlio di Girolamo Bonaparte — il Principe Napoleone Giuseppe Carlo Paolo, soprannominato Plon-Plon — futuro protagonista del Risorgimento italiano, marito della principessa Clotilde di Savoia e figura politica chiave del Secondo Impero francese.
L'eredità
Ferita economica, accelerazione politica
L'episodio napoleonico fu per Trieste una ferita economica profonda: la sospensione del porto franco, il blocco continentale e le guerre dimezzarono l'attività commerciale. Ma fu anche un acceleratore di modernità. I francesi introdussero il Code Civil, una amministrazione statale laica, scuole pubbliche (écoles centrales), miglioramenti viari; abituarono l'élite locale a pensare in termini europei e non solo asburgici.
La capitale cosmopolita involontaria
La presenza dei Napoleonidi — Girolamo, Carolina, Elisa, Fouché e molti altri — trasformò la Trieste post-1815 in una malinconica capitale di imperi sconfitti. I loro salons, le loro biblioteche, le loro carrozze, i loro figli nati su terrazze adriatiche aggiunsero un altro strato alla stratificazione cosmopolita della città — accanto ai mercanti asburgici, agli armatori greci, ai banchieri ebrei.
Cosa possiamo ancora vedere
Camminando oggi per Piazza Hortis, salendo al Castello di San Giusto, passando davanti all'Arcivescovado in via Cavana, stiamo attraversando i monumenti involontari della Trieste napoleonica. Il porto franco, ripristinato dagli Asburgo nel 1813 e attivo fino al 1891, avrebbe spinto la città al suo apice imperiale — ma le sue fondamenta erano state scosse da sedici anni francesi.